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Due ampie sale del
Museo sono dedicate al periodo Neolitico (5.800 - 3.600
a.C.).
Come noto, il
Neolitico è un periodo fondamentale per la lunga storia
umana. Fu in questo momento della preistoria che tra
uomo e ambiente si stabilirono nuove relazioni. L’uomo
cominciò a “controllare” le risorse naturali,
inserendosi nei cicli di riproduzione delle specie
vegetali e animali per adattarle alle proprie necessità
alimentari: nacquero così l’agricoltura e l’allevamento.
Un incremento della popolazione portò a forme di
organizzazione sociale sempre più complesse e la
tecnologia vide nuove produzioni: la ceramica, la
tessitura e gli strumenti in pietra levigata. Il
cambiamento di vita fu radicale. In meno di duemila anni
l’esistenza dell’uomo mutò più profondamente che durante
i due milioni che precedettero questa svolta: è la
cosiddetta “rivoluzione” neolitica. Il Neolitico
si sviluppò in Liguria dal 5800 a.C. circa e le prime
evidenze di questa “rivoluzione”, dovuta a nuove
popolazioni, forse giunte dal mare dall’Italia
centro-meridionale, compaiono proprio nel Finalese. La
maggior parte delle testimonianze di questo periodo si
sono conservate in caverne, alcune note a livello
internazionale per il loro valore scientifico, quali la
Caverna delle Arene Candide e la Grotta Pollera.

Nelle sale sono
esposti numerosi esempi della produzione ceramica, sia
della Cultura della Ceramica Impressa, sia della Cultura
dei Vasi a Bocca Quadrata, oltre ad utensili in pietra
scheggiata realizzati in selce o in ossidiana, asce in
pietra verde levigata, macine e macinelli destinati alla
preparazione di farine di cereali, ornamenti in osso e
conchiglia.
Tra gli oggetti di
maggiore interesse sono senz’altro da segnalare una
serie di statuine in terracotta, risalenti al Neolitico
medio (5000 - 4200 a.C.), legate a culti e riti
sviluppatisi nel Mediterraneo e connessi all’idea della
crescita e della rinascita della vita vegetale
attraverso la “terra madre”. Queste statuine femminili
erano rivolte a propiziare la fertilità del terreno e la
fecondità delle greggi. L’eccezionalità di queste
manifestazioni artistiche, in Liguria finora note solo
nel Finalese, mette in particolare evidenza l’importanza
di questo territorio e delle sue culture nel panorama
del Neolitico europeo.
Altrettanto importanti i numerosi reperti provenienti
dal Riparo di Pian del Ciliegio. Qui numerosi depositi
di cenere molto spessi, caratterizzati da piccoli
frammenti di terracotta, che probabilmente si staccarono
dalla superficie dei vasi durante la cottura, sono stati
interpretati dagli archeologi come residui di forni per
la produzione di ceramica, confermata dal ritrovamento
di piccoli grumi di argilla preparati per plasmare i
vasi. L’elemento di maggiore fascino, ritrovato nel
Riparo di Pian del Ciliegio, è sicuramente un cilindro
di terracotta la cui superficie esterna presenta una
serie di incisioni lineari, ortogonali tra loro a
formare caselle quadrate. In otto di esse vi è un punto
impresso prima della cottura. Si tratta di un oggetto
enigmatico, finora unico nel Neolitico italiano. Per
trovare elementi affini occorre rivolgersi al Medio
Oriente, dove sono noti oggetti simili della stessa
epoca, costituiti da palline o manufatti cilindrici o
conici, lisci o segnati da incisioni. Essi sono
considerati strumenti per contare (tokens) e
potrebbero rappresentare il primo passo verso la
scrittura. |